Quando muore un cointestatario di un conto corrente, la sua quota (presunta al 50% se i cointestatari sono due) entra a far parte dell'eredità, mentre quella del cointestatario superstite resta sua. Questa presunzione si può però ribaltare, in un senso o nell'altro, se emerge che il denaro apparteneva davvero solo a uno dei due.
La regola di base: quote presunte uguali
L'articolo 1298 del Codice Civile stabilisce che, tra più cointestatari di un conto, le quote si presumono uguali, salvo che risulti diversamente. Con due cointestatari, questo significa 50% e 50%, indipendentemente da chi abbia versato materialmente i soldi. È solo una presunzione: può essere superata con prove concrete che dimostrino una ripartizione diversa da quella teorica.
Firma disgiunta o congiunta: cambia l'operatività, non la proprietà
La distinzione tra firma disgiunta e congiunta riguarda chi può disporre del conto, non a chi appartengono davvero le somme. Con la firma disgiunta (la più comune nei rapporti tra genitore e figlio), ciascun cointestatario può operare da solo: prelevare, fare bonifici, senza bisogno del consenso dell'altro. Con la firma congiunta, ogni operazione richiede la firma di entrambi.
Alla morte di un cointestatario, la differenza si sente parecchio nella pratica: con firma congiunta, il conto si blocca per intero, perché manca la firma di chi non c'è più. Con firma disgiunta, in teoria il superstite potrebbe continuare a operare sulla propria quota presunta, ma nella pratica le banche spesso bloccano cautelativamente anche quella parte, in attesa di identificare gli eredi. Se questo accade e non ci sono contestazioni in corso da parte di altri eredi, puoi chiedere formalmente alla banca lo svincolo della tua quota presunta: esiste una decisione dell'Arbitro Bancario Finanziario (n. 3912/2022) che va proprio in questa direzione, utile da citare se la banca oppone resistenza senza motivo.
Quando la cointestazione nasconde una donazione
Qui sta il punto più delicato, ed è quello su cui nascono più contestazioni tra fratelli ed eredi. Se il denaro depositato nel conto proveniva interamente da uno dei cointestatari (tipicamente il genitore, con la sua pensione o i suoi risparmi) e la cointestazione era stata fatta con l'intento di arricchire l'altro senza contropartita, quella cointestazione può essere qualificata come donazione indiretta. Non serve l'atto notarile tipico della donazione: basta la sottoscrizione del contratto di conto corrente stesso.
Questo ha una conseguenza concreta sulla successione: le donazioni indirette rientrano nel calcolo della massa su cui si determinano le quote di legittima (art. 556 c.c.). Se il valore donato, sommato al resto del patrimonio, supera la quota disponibile, gli altri legittimari (per esempio i fratelli esclusi dalla cointestazione) possono agire per far ridurre quella quota e riportarla nei limiti di legge.
Attenzione però: la Cassazione, con un'ordinanza molto recente (n. 31904 del 7 dicembre 2025), ha ribadito che l'onere di provare la donazione indiretta è rigoroso e ricade su chi la invoca. Non basta che il denaro sia finito nella disponibilità del cointestatario superstite: va dimostrato l'effettivo "spirito di liberalità" (animus donandi) di chi ha versato le somme, caso per caso. Anche il rapporto di parentela e la vicinanza temporale tra i fatti non bastano da soli come prova.
Il rovescio della medaglia: anche il superstite può perdere la presunzione del 50%
La presunzione di uguaglianza funziona in entrambe le direzioni. Se gli eredi riescono a dimostrare che il denaro sul conto proveniva interamente dal defunto (per esempio, mostrando che sul conto affluiva solo la sua pensione), possono rivendicare l'intero saldo come parte dell'eredità, non solo la metà presunta. In questo senso, una sentenza di Cassazione del 2021 (n. 25684) ha confermato che la presunzione del 50% cede di fronte a una prova contraria solida.
Cosa fare in pratica
Per sbloccare la quota del defunto, serve presentare (o far presentare, essendo sufficiente che lo faccia un solo erede) la dichiarazione di successione, indicando la quota del defunto sul conto cointestato come un credito che rientra nell'asse ereditario. Una volta ottenuta la ricevuta di presentazione, va consegnata alla banca insieme alla dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesta chi sono gli eredi. A quel punto la banca può liquidare la quota agli eredi, secondo le rispettive parti.
L'errore da evitare: prelevare prima di aver chiarito la situazione
Se un cointestatario superstite preleva più della propria quota presunta prima che la situazione sia chiarita tra gli eredi, e in seguito emerge che quei soldi appartenevano in realtà (in tutto o in parte) al defunto, è tenuto a restituirli, con gli interessi. Se ci sono altri fratelli o eredi che sospettano una cointestazione fatta con intento di favorire solo uno di loro, meglio chiarire la situazione prima di movimentare somme, non dopo.
Le domande che ci fanno più spesso
Il conto cointestato con firma disgiunta si blocca completamente alla morte?
In teoria solo la quota presunta del defunto, ma molte banche bloccano cautelativamente l'intero saldo finché non ricevono la documentazione. Puoi comunque chiedere lo svincolo della tua quota.
Devo pagare l'imposta di successione sulla quota del conto cointestato?
Sì, sulla quota che risulta appartenere al defunto (di norma il 50%), secondo le stesse aliquote e franchigie che valgono per il resto del patrimonio.
Come si dimostra che il denaro era tutto del genitore?
Con documentazione bancaria che mostri la provenienza degli accrediti (per esempio, solo la pensione o lo stipendio del genitore), senza versamenti da parte dell'altro cointestatario.
Se scopro una donazione indiretta a favore di un solo fratello, cosa posso fare?
Se il valore donato eccede la quota disponibile del patrimonio, puoi agire per la riduzione, ma serve dimostrare in modo rigoroso l'intento di liberalità: non basta il solo fatto che il denaro fosse sul conto cointestato.
Il nostro calcolatore stima le imposte su tutto il patrimonio ereditario, conto cointestato compreso: basta inserirvi la quota che risulta effettivamente del defunto. Da lì vedi anche quale dei nostri piani si adatta al tuo caso.
