Appena una banca viene a conoscenza di un decesso, blocca il conto corrente intestato alla persona mancata, insieme a depositi, titoli e carte collegate. Per sbloccarlo e trasferire le somme agli eredi servono due passaggi con la banca, uno prima e uno dopo la dichiarazione di successione. Qui trovi il percorso completo, i casi particolari e le situazioni in cui le somme si liberano senza dichiarazione.
Perché la banca blocca il conto corrente dopo il decesso?
Il blocco non è un eccesso di zelo: è un obbligo di legge. Il Testo Unico dell'imposta di successione vieta ai debitori del defunto, e la banca lo è per le somme depositate, di pagare gli eredi finché almeno uno di loro non fornisce la prova della presentazione della dichiarazione di successione. Serve a garantire che tutto il patrimonio entri nell'attivo ereditario e che le imposte vengano versate.
Una preoccupazione frequente: presentare la dichiarazione di successione per sbloccare il conto non significa accettare tacitamente l'eredità. È un adempimento fiscale, e può farlo anche uno solo dei chiamati.
I due passaggi per sbloccare le somme
Fase 1: la dichiarazione di sussistenza del credito
Prima di presentare la dichiarazione di successione devi sapere esattamente quanto c'era sui conti alla data del decesso. Si chiede alla banca (o a Poste) la dichiarazione di sussistenza del credito, la certificazione dei saldi e delle posizioni intestate al defunto: conti correnti, libretti, titoli, fondi. La rilascia su richiesta di un erede, di solito in una o due settimane, e i suoi importi vanno riportati nel modello di successione.
Fase 2: presentazione della dichiarazione e attestazione per la banca
Presentata la dichiarazione all'Agenzia delle Entrate, il documento che la banca vuole vedere è l'attestazione di avvenuta presentazione, la copia conforme che l'Agenzia rilascia su richiesta (si spunta direttamente nel modello). Consegnata quella, insieme agli altri documenti, la banca liquida le somme agli eredi secondo le quote.
I documenti che la banca chiede in genere: attestazione di avvenuta presentazione della dichiarazione, certificato di morte, dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con l'elenco degli eredi e le rispettive quote, documento d'identità e codice fiscale di ciascun erede. L'elenco completo per l'intera pratica è nella guida ai documenti necessari per la successione.
Cosa succede al conto cointestato?
La quota del defunto, di regola il 50%, entra nell'asse ereditario e resta soggetta a successione in ogni caso. Per il resto dipende dalla firma:
- Firma disgiunta. Per legge il cointestatario superstite potrebbe continuare a operare sul conto, ma nella prassi molte banche congelano in via cautelativa l'intero saldo finché gli eredi non sono identificati, per evitare prelievi sulla quota del defunto. Meglio saperlo prima: anche con la firma disgiunta conviene muoversi subito con la pratica.
- Firma congiunta. Il blocco totale è immediato, perché ogni operazione richiedeva la firma di tutti gli intestatari.
Attenzione ai prelievi fatti dopo il decesso e prima del blocco: chi preleva oltre la propria quota manifesta un'accettazione tacita dell'eredità e risponde verso gli altri coeredi.
Quando si sblocca il conto senza dichiarazione di successione?
C'è un caso in cui la dichiarazione non è proprio dovuta, l'esonero: eredità devoluta solo a coniuge e parenti in linea retta, attivo lordo fino a 100.000 €, nessun immobile o diritto reale immobiliare. Le tre condizioni devono valere tutte insieme. In questo scenario, tipico dei piccoli patrimoni con solo conto corrente, la banca sblocca le somme con un'autocertificazione delle condizioni di esonero, in genere insieme alla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà sugli eredi. La prassi varia da istituto a istituto: qualche banca insiste per la dichiarazione anche quando non è dovuta, ma non può pretenderla.
La novità per gli eredi under 26
Dal 1° gennaio 2025, con la riforma del D.Lgs. 139/2024, c'è anche uno sblocco anticipato: se l'unico erede ha non più di 26 anni e nell'asse ci sono immobili, la banca consente lo svincolo delle somme necessarie a versare le imposte catastali, ipotecaria e di bollo anche prima della presentazione della dichiarazione. Serve a chi eredita da giovane e non ha liquidità propria per pagare le imposte della pratica.
Quanto si paga di imposte sul conto corrente ereditato?
Le somme sul conto entrano nell'attivo ereditario, ma questo non significa pagarci imposte: per coniuge e figli l'imposta di successione parte solo oltre 1.000.000 € di quota (4% sull'eccedenza), per fratelli e sorelle oltre 100.000 € (6%). Sotto franchigia l'imposta è zero, e senza immobili non ci sono nemmeno le imposte ipotecaria e catastale. In molte successioni con solo conto corrente i costi si riducono all'attestazione per la banca e all'eventuale compenso di chi prepara la pratica. Il calcolatore delle imposte di successione ti dà il quadro esatto del tuo caso in pochi minuti, attestazione compresa.
Tempi di sblocco e l'errore da evitare
Con la documentazione completa, le banche italiane sbloccano di norma le somme in poche settimane. Ritardi più lunghi dipendono quasi sempre da documenti incompleti o da disaccordi tra coeredi sulla ripartizione; se la banca temporeggia senza motivo, esiste il reclamo e, dopo, il ricorso all'Arbitro Bancario Finanziario.
L'errore da evitare: aspettare a presentare la dichiarazione di successione per "vedere come si mettono le cose". Allunga solo i tempi di sblocco. La dichiarazione va presentata entro 12 mesi dal decesso, e prima la presenti, prima la banca può muoversi. Nei casi semplici puoi farlo anche senza notaio.
Domande frequenti
Quanto tempo ci vuole per sbloccare il conto corrente dopo la successione?
Una volta consegnata alla banca la documentazione completa, con l'attestazione di avvenuta presentazione della dichiarazione, lo sblocco arriva di norma in poche settimane. I ritardi più lunghi dipendono quasi sempre da documenti incompleti o da disaccordi tra i coeredi sulla ripartizione.
Si può sbloccare il conto corrente del defunto senza dichiarazione di successione?
Sì, quando c'è l'esonero: eredi solo coniuge e parenti in linea retta, attivo lordo fino a 100.000 euro e nessun immobile. In quel caso la dichiarazione non è dovuta e la banca sblocca le somme con un'autocertificazione delle condizioni di esonero, di solito insieme alla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà sugli eredi.
Quanto si paga di tassa di successione su un conto corrente?
Spesso nulla. Le somme sul conto entrano nell'attivo ereditario, ma per coniuge e figli l'imposta di successione parte solo oltre 1.000.000 di euro di quota (aliquota del 4% sull'eccedenza); per fratelli e sorelle la franchigia è di 100.000 euro con aliquota del 6%. Senza immobili non ci sono nemmeno le imposte ipotecaria e catastale.
Cosa succede al conto corrente cointestato in caso di morte?
La quota del defunto, di regola il 50%, entra nell'asse ereditario e resta soggetta a successione. Con la firma disgiunta il cointestatario superstite per legge potrebbe continuare a operare, ma nella prassi molte banche congelano in via cautelativa l'intero saldo finché gli eredi non sono identificati. Con la firma congiunta il blocco totale è immediato.
Cos'è la dichiarazione di sussistenza del credito?
È la certificazione, rilasciata dalla banca o da Poste su richiesta di un erede, dei saldi e delle posizioni intestate al defunto alla data del decesso. Serve prima della dichiarazione di successione, perché indica gli importi esatti da inserire nel modello, e va richiesta come primo passo della pratica.
